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La Storia Conosci il nostro Patrono?

14 dicembre 2022 MCLI Don Bosco

San Giovanni Bosco

Padre, maestro e amico dei giovani

Una vita interamente dedicata ai giovani, un metodo educativo fondato sulla fiducia e sull’amorevolezza, una fede capace di trasformarsi in gesti concreti. La storia di San Giovanni Bosco continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni.

Giovanni Bosco nasce il 16 agosto 1815 ai Becchi, una piccola frazione collinare nei pressi di Castelnuovo d’Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, in una famiglia di contadini. La sua infanzia è segnata molto presto dalla sofferenza: a soli due anni perde il padre Francesco e la madre, Margherita Occhiena – la futura “Mamma Margherita” –, rimane sola a occuparsi della famiglia in anni difficili e segnati dalla povertà.

Un sogno che indica una strada

A nove anni Giovanni fa un sogno destinato a rimanere impresso per sempre nella sua memoria.

Si trova in un grande cortile pieno di ragazzi: alcuni giocano e ridono, altri litigano e bestemmiano. Giovanni cerca inizialmente di fermarli con la forza. Nel sogno gli appare però un uomo maestoso che gli indica un’altra strada. Poco dopo una donna gli mostra il campo della sua futura missione.

Quel sogno diventerà per Don Bosco il primo segno di una vocazione che maturerà nel tempo: dedicare la propria vita ai giovani, avvicinandoli non con la forza, ma attraverso l’educazione, la fede e l’amore.

Già da ragazzo Giovanni possiede una straordinaria capacità di stare con gli altri. Impara giochi di prestigio e acrobazie, raduna intorno a sé coetanei e contadini e alterna il divertimento alla preghiera e all’ascolto del Vangelo.

È quasi un’anticipazione di quello che diventerà il suo Oratorio: un luogo nel quale allegria, amicizia e fede possono vivere insieme.

Gli anni della formazione

La strada verso il sacerdozio non è semplice. Per poter studiare Giovanni lavora come garzone, cameriere e addetto alla stalla; impara anche diversi mestieri, tra cui quelli di sarto, falegname e fabbro. Competenze che un giorno gli saranno preziose per creare a Valdocco laboratori professionali destinati ai suoi ragazzi.

A Chieri fonda con alcuni amici la “Società dell’Allegria”, attraverso la quale cerca ancora una volta di avvicinare i giovani alla preghiera senza rinunciare alla gioia e al divertimento.

Nel 1835 entra nel Seminario di Chieri e il 5 giugno 1841 viene ordinato sacerdote a Torino. Prosegue poi la propria formazione al Convitto Ecclesiastico di San Francesco d’Assisi, dove approfondisce anche l’esperienza pastorale.

È proprio nella Torino dell’Ottocento che Don Bosco comprende pienamente quale sarà la sua missione.

Tutto comincia da un ragazzo

L’8 dicembre 1841, nella sagrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi, Don Bosco incontra Bartolomeo Garelli, un giovane muratore di sedici anni, orfano, povero e analfabeta.

Don Bosco comincia a occuparsi di lui. Poco dopo arrivano altri ragazzi e poi altri ancora.

Da quell’incontro nasce il primo nucleo dell’Oratorio di San Francesco di Sales.

Don Bosco percorre le strade di Torino alla ricerca dei giovani più poveri e soli: ragazzi arrivati dalle campagne in cerca di lavoro, spesso senza famiglia e senza punti di riferimento. Insieme a Don Giuseppe Cafasso visita anche le carceri e incontra adolescenti giovanissimi, comprendendo quanto la mancanza di una guida e di opportunità possa condizionare il loro futuro.

La sua risposta non è soltanto assisterli. Vuole accoglierli, educarli, insegnare loro un mestiere, accompagnarli nella fede e offrire loro la possibilità di costruire una vita dignitosa.

Finalmente una casa: Valdocco

Dopo anni trascorsi spostandosi da un luogo all’altro, il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, Don Bosco trova finalmente uno spazio stabile per i suoi ragazzi: la tettoia Pinardi a Valdocco.

Da quel luogo semplice nasce qualcosa di straordinario.

Accanto all’Oratorio prendono vita scuole serali, attività educative, musica e canto, laboratori nei quali i ragazzi possono imparare una professione. Nel 1854 Don Bosco dà inizio alla Società Salesiana, assicurando continuità alla sua opera; nel 1872, insieme a Santa Maria Domenica Mazzarello, fonderà anche l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice per l’educazione delle ragazze.

Quello che era cominciato dall’incontro con un solo ragazzo diventa progressivamente una missione destinata a raggiungere il mondo intero.

Ragione, religione e amorevolezza

Il cuore dell’eredità di Don Bosco è il suo modo di educare.

Il suo Sistema Preventivo si fonda su tre grandi pilastri:

ragione, religione e amorevolezza.

Educare, per Don Bosco, significa essere presenti nella vita dei ragazzi, conoscerli, ascoltarli, conquistarne la fiducia e aiutarli a far emergere il bene che ciascuno porta dentro di sé.

Il suo obiettivo è formare «onesti cittadini e buoni cristiani».

Non un’educazione fondata sulla paura della punizione, dunque, ma una relazione nella quale il giovane possa sentirsi accolto, accompagnato e amato.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che rende Don Bosco ancora così attuale: credere nei giovani prima ancora che essi riescano a credere pienamente in se stessi.

Una vita che continua a generare futuro

Don Bosco muore a Torino all’alba del 31 gennaio 1888.

Viene beatificato da Papa Pio XI il 2 giugno 1929 e proclamato santo il 1º aprile 1934.

Ma la sua storia non termina a Valdocco.

Il carisma salesiano si è diffuso nel mondo attraverso scuole, oratori, parrocchie, missioni e opere educative. Al centro è rimasta la stessa intuizione che aveva accompagnato Giovanni fin da ragazzo: raggiungere i giovani là dove si trovano, camminare accanto a loro e aiutarli a scoprire la propria strada.

Anche la nostra comunità porta il suo nome: Parrocchia San Giovanni Bosco – Missione Cattolica di Lingua Italiana di Zurigo.

Non è soltanto un’intitolazione. È un invito a mantenere vivo il suo stile: una comunità capace di accogliere, educare, accompagnare e creare relazioni, nella gioia e nella fede.

Un’eredità che continua

La storia di Don Bosco non appartiene soltanto al passato. Il suo modo di guardare ai giovani, la fiducia nell’educazione, la capacità di unire fede, gioia e vita quotidiana continuano ancora oggi a ispirare comunità in tutto il mondo.

Anche la nostra comunità porta il suo nome: Parrocchia San Giovanni Bosco – Missione Cattolica di Lingua Italiana di Zurigo.

Portare il nome di Don Bosco significa raccoglierne l’eredità e cercare di farla vivere ogni giorno: essere una comunità che accoglie, accompagna e crea legami; una casa nella quale bambini, giovani, adulti e famiglie possano incontrarsi, crescere nella fede e sentirsi parte di qualcosa.

Perché il sogno di Don Bosco continua ogni volta che una porta si apre, una persona viene accolta e qualcuno trova una comunità pronta a camminare al suo fianco.

Fonte: articolo biografico di Cristina Siccardi, pubblicato su Santi e Beati

Testo rielaborato e adattato per il sito della Missione Cattolica di Lingua Italiana di Zurigo.